Di Valerio Sforna
URBINO – E’ difficile trovare a Urbino, tra i gestori dei locali, qualcuno che sia favorevole all’ordinanza comunale, entrata in vigore lo scorso 11 febbraio, che dispone la chiusura anticipata alle 2.00 nei giorni feriali e mezz’ora dopo nei festivi. Abbiamo raccolto le voci di diversi titolari dei locali del centro storico che si sentono danneggiati dalla decisione del sindaco. Tra bar, discoteche, forni e pizzerie il coro è unanime: l’ordinanza danneggia noi e di conseguenza anche la città, l’università e gli studenti. Studenti che giovedì scorso sono scesi in piazza per ribadire il loro “diritto a vivere la città”.
IL CASO – Il gestore dell’Enjoy: “Chiuderò il locale e agirò per vie legali”
Mattia (Fuoritema): “Il sindaco non è in grado di gestire quattro vie”
Mattia Furlani, gestore del Fuoritema, ha dovuto già mandare via della gente prima delle 2.00, per evitare sanzioni e problemi. “Gambini in riunione, durante il dialogo con noi commercianti, ci ha detto che dopo l’ora scelta non voleva più nessuno dentro i locali”, ma in realtà “non c’è un piano commerciale, nessun compromesso. Il sindaco non è in grado di gestire quattro vie”. Ha parlato anche il suo dipendente Ernesto Ognibene: “Gambini è un miope è 13 anni che non ci sono atti incivili”. Il locale già si era adattato all’ordinanza contro la somministrazione degli alcolici in bottiglie di vetro del 2014 dotandosi di bicchieri in policarbonato, per evitare la plastica, considerata troppo inquinante.
Giacomo (Underground): “Proibizionismo”
Secondo il titolare dell’Underground, Giacomo Bartolucci, l’ordinanza non è stata emanata per un “reale problema di ordine pubblico e non farà che peggiorare la situazione. I ragazzi si riverseranno in piazza ubriachi e allora sì che ci saranno danni e problemi di ordine pubblico. Noi abbiamo sempre chiuso alle 3.00 e nello svolgere il nostro lavoro ‘vigilavamo’ sui clienti e sulle loro condizioni”. Bartolucci conclude dicendo che “l’ordinanza lede l’immagine della città, facendola passare per un posto con problemi di malavita. Urbino diventa ufficialmente città del ‘proibizionismo’ e questo non è giusto!”.
Pio (Peccati di gola): “Noi viviamo di notte”
Il proprietario della cornetteria Peccati di gola, Pio D’Antuono, non ha dubbi: “L’ordinanza crea notevoli disagi dal punto di vista economico. Noi viviamo di notte – dice D’Antuono – trattiamo prodotti con lievitazione naturale, se dobbiamo chiudere alle 2.00 saremmo costretti a infornare prima prodotti non lievitati a regola d’arte. Perdiamo sia in qualità dei prodotti sia in termini economici”.
Giorgio (Caffè degli Archi): “Solidale con i colleghi”
Giorgio Staccioni, titolare del bar degli Archi, si ritiene fortunato: “Rispetto ad altri locali la nostra attività non risentirà in maniera così forte degli effetti dell’ordinanza. Noi apriamo la mattina presto e alle due di notte abbiamo già fatto la maggior parte dell’incasso giornaliero”. Staccioni però è solidale con i colleghi che rischiano di finire “a gambe all’aria” e palesa una preoccupazione: “Temo che questa ordinanza sperimentale si possa tradurre in un regolamento vero e proprio, come accaduto per le altre misure restrittive come quella sul divieto della vendita di alcolici in bottiglia”.
Roberto (Il Ghiottone): “Dove mangeranno ora di notte?”
Per la pizzeria il Ghiottone parla il dipendente Roberto che vive da otto anni a Urbino e si chiede: “Dove mangerà ora la gente di notte?”. “Il nostro boom di lavoro era dalle 3.00 in poi, soprattutto nei giorni di martedì, giovedì e venerdì” ha dichiarato aggiungendo che alcuni suoi amici vorrebbero fare la specialistica qui a Urbino “ma stanno pensando di andare a studiare fuori”. Intanto, il pizzaiolo che faceva i turni notturni, si ritrova con orari dimezzati.
Luigi (Cnf): “Noi non vendiamo alcolici. L’ordinanza ci paralizza”
Il proprietario del Cnf – “Chicken ‘n Fries” – Luigi Longo ha scelto fin dall’avvio della sua attività di non somministrare alcolici. Però anche lui si ritrova il locale chiuso alle 2.00. “Il sindaco ha promesso che ci avrebbe ascoltato vista la nostra esigenza”. Ma intanto la friggitoria deve chiudere, “questo ci paralizza”. “Ordinanza contro il degrado urbano? Non vedo come una persona che viene qui a bere una bottiglietta d’acqua e a mangiare patatine possa danneggiare l’ordine pubblico”.
Mimmo (Caffè del sole): “Il sindaco non ha dialogato con noi”
Per il Caffè del Sole, bar e centro culturale con libri e musica dal vivo, parla il proprietario Domenico Celi (per tutti “Mimmo”): “Gli incontri fatti sono stati di comunicazione da parte del sindaco, non di dialogo”. Propone come progetto futuro di “ritrovarsi a un tavolo per parlare di nuove regole sui comportamenti”. La co-proprietaria, Romina, si domanda: “Se io fino le 2.00 di notte studio e leggo e poi mi prende fame, cosa faccio? Così, che turisti attrai? Tutto ciò toglie diritto alla socialità”. Poi l’attacco: “Se si è coerenti, bisognerebbe anche punire chi affitta case distrutte, fredde e in nero”.