Le reti fantasma che soffocano l’Adriatico: in arrivo un’operazione di bonifica dell’Ispra

di CHIARA RICCIOLINI

URBINO – Nelle profondità del mare Adriatico il tempo si è fermato. A circa tre miglia dalla costa di Ancona, di fronte al Parco del Conero, i relitti Donizetti e Draga giacciono a venti metri di profondità. Intorno a loro, le reti da pesca abbandonate da decenni continuano a intrappolare pesci e tartarughe marine, che muoiono ogni giorno senza via di scampo. Le reti fantasma, attrezzature da pesca abbandonate sui fondali, continuano a soffocare la fauna marina ed estirpare la flora e i coralli, necessari per l’ecosistema marino. Invisibili alla maggior parte delle persone e dimenticate dai più, sono letali per il mare. Ora, però, qualcosa sta per cambiare.

Entro la prima metà di aprile una squadra di subacquei dell’Ispra altamente specializzati inizierà un’operazione di bonifica per liberare i fondali dalle reti fantasma. Un intervento complesso, in più fasi, che richiede il supporto di tecnologie avanzate.

“Questi relitti sono stati segnalati dalla Regione Marche perché circondati da reti fantasma, che continuano a catturare pesci e altri organismi marini, causando danni alla biodiversità”, spiega Cecilia Silvestri, biologa marina e responsabile del progetto.

Tecnologia e subacquei specializzati liberano i fondali

Sotto la superficie del mare si trovano correnti insidiose, strutture sommerse ed ecosistemi fragilissimi. Per questo, la prima fase dell’operazione prevede una mappatura dettagliata del fondale.

“Utilizzeremo tecnologie avanzate per individuare le reti e valutarne l’estensione. Questo ci permetterà di lavorare con precisione, riducendo al minimo il rischio di danneggiare ulteriormente l’ecosistema”, spiega Silvestri. Una volta completata la mappatura, entreranno in azione gli operatori tecnici subacquei. Vestiti con mute rinforzate, respiratori e strumenti di precisione, scenderanno fino ai relitti per rimuovere le reti.

“Se le reti sono troppo incrostate e inglobate nell’habitat marino, sarà necessario rimuoverle solo in parte. Alcune strutture sommerse si sono adattate alla loro presenza, e un intervento troppo invasivo potrebbe causare più danni che benefici”. Le reti recuperate verranno poi trasportate nel centro di trattamento, a Livorno, per essere analizzate ed eventualmente riciclate.

Mare sotto esame: la mappatura degli ecosistemi con il Pnrr

Il progetto fa parte del Marine ecosystem restoration (Mer) grazie al quale, con 400 milioni di euro per il periodo 2022-2026 di fondi del Pnrr è stata avviata la più grande operazione di mappatura mai realizzata lungo le coste italiane. Il recupero delle reti fantasma è solo una piccola parte di un progetto molto più grande.

Si tratta di un lavoro su scala nazionale, che riguarderà l’intera costa italiana e mapperà le praterie di Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa, importantissime per il mantenimento dell’ecosistema marino, con tecnologie avanzate. Verranno utilizzati sensori LiDAR, ottici aviotrasportati, gravimetrici e satellitari multispettrali per analizzare un’area di 10.200 chilometri quadrati. Inoltre, un sistema multibeam e un veicolo sottomarino autonomo permetteranno l’osservazione diretta di quattromila chilometri di costa.

Plastica nel mare: il pericolo invisibile

Secondo i dati Ispra l’86,5% dei rifiuti in mare è legato alle attività di pesca e il 94% di questi sono reti abbandonate. “Intrappolano pesci destinati al commercio, ma anche tartarughe marine, molto presenti nell’Adriatico, restano impigliate e muoiono soffocate”, spiega la biologa marina.

Il danno non è solo economico per i pescatori: queste reti mettono a rischio specie vulnerabili e compromettono l’equilibrio degli ecosistemi marini. Con il tempo, si deteriorano e rilasciano microplastiche che si disperdono nell’acqua, contaminando la catena alimentare e finendo nei pesci che mangiamo.

“Le particelle di plastica vengono ingerite dai pesci e finiscono nel nostro cibo. Stiamo lentamente avvelenando il mare e, con esso, noi stessi”. Ma le reti fantasma rappresentano anche un pericolo per la navigazione. “Possono incastrarsi nelle eliche delle imbarcazioni più piccole, mettendo a rischio pescatori e diportisti”.

Il futuro dell’Adriatico

Negli ultimi dieci anni, i monitoraggi hanno rivelato un dato allarmante: la maggior parte dei rifiuti sommersi proviene dall’attività di pesca.

“Abbiamo scoperto che queste reti sono ovunque, spesso più numerose di quanto previsto. Serve un’azione mirata e costante per rimuoverle e, soprattutto, evitare che ne vengano abbandonate di nuove”. L’operazione al largo di Ancona è solo un tassello di un piano più ampio, che coinvolge tutto il Mediterraneo.

“Ogni intervento di bonifica è un passo avanti per la tutela del nostro mare. Ma la vera sfida è cambiare mentalità, rendere la pesca più sostenibile, ridurre l’impatto dell’uomo su questi ecosistemi fragili”.

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