A Urbino striscione contro la pillola abortiva. La città è un’eccezione nelle Marche anti-abortiste

Foto di Gloria Quadri
di ANNALISA GODI

URBINO – “Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva RU486”. Queste parole sullo striscione del movimento cristiano anti-abortista “Pro Vita”, esposto domenica 23 febbraio in piazza della Repubblica, hanno scatenato la reazione di Gloria Quadri, studentessa di Scienze politiche all’Università di Urbino. La giovane è corsa in un bar a chiedere vecchi cartoni, li ha presi e ci ha scritto: “Questo non è stare dalla parte delle donne. Sì alla libertà di scelta”. Il cartellone di Pro Vita si trovava davanti a una farmacia, come racconta la studentessa: “È una violenza psicologica esporlo davanti a un luogo dove le persone vanno a fare domande sulla pillola abortiva e a prenotare una visita ginecologica”. Sia lo striscione che i cartellononi sono stati poi rimossi dalla polizia municipale, in quanto non autorizzati.

La scelta del movimento cristiano anti-abortista di esporre lo striscione nel cuore della città ducale arriva a poche settimane dalla notizia che Urbino ha una percentuale di obiettori di coscienza particolarmente ridotta rispetto alla media regionale: in ospedale, su 10 medici solamente uno è obiettore, mentre nelle Marche il 71% dei ginecologi si dichiara obiettore di coscienza, sopra la media nazionale (63,4%). La notizia, riportata da diversi quotidiani, sia laici che di ispirazione cattolica, ha scatenato non poche polemiche tra associazioni pro choice e anti-abortiste, con le prime che hanno parlato di eccezione positiva e le seconde che hanno puntato il dito contro il primato urbinate.

La complessità dell’Ivg farmacologica nelle Marche

Ma qual è la situazione che affronta una donna che vuole abortire nelle Marche? Secondo il rapporto di Medici del mondo, interrompere una gravidanza in regione è complesso. Oltre all’alta percentuale di obiettori di coscienza nelle strutture sanitarie, c’è proprio la difficoltà di accedere aIl’Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) farmacologica. Infatti, la Regione ha stabilito che l’Ivg farmacologica, cioè tramite la pillola RU486, si possa effettuare entro la settima settimana di gravidanza e solamente in day hospital, a eccezione dell’ospedale di Ascoli Piceno dove è possibile accedervi fino alla nona settimana come previsto anche dalla normativa nazionale (che comunque prescrive che sia eseguita sempre in una struttura sanitaria). Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, però, l’Ivg farmacologica è sicura e potrebbe essere effettuata dalla donna in casa o in telemedicina fino a 12 settimane.

Nelle Marche solamente nel 20,7% dei casi è effettuata l’Ivg farmacologica, meno della metà rispetto al dato nazionale (47,3%): negli ospedali di Pesaro, Jesi, Fabriano, Civitanova Marche e nella struttura di Ancona, Villa Igea, non è praticata.

Obiettori in Regione

L’altro fattore, quello relativo all’obiezione di coscienza, incide invece su entrambe le tipologie di Ivg, sia farmacologica che chirurgica. E la fotografia dei presidi ospedalieri marchigiani è chiara: a Fermo e Jesi il 100% dei ginecologi si dichiara obiettore di coscienza e la percentuale si abbassa di poco a Senigallia, Civitanova e Fano (tra il 90 e l’80%). Solo ad Ancona e Urbino si scende sotto il 30%.

Urbino sembra essere davvero un’eccezione anche in provincia. Secondo i dati forniti al Ducato dall’associazione Noi Donne odv, nei reparti di ginecologia e ostetricia degli ospedali di Pesaro e Fano, invece, su 18 medici 10 sono obiettori. Diverso invece il dato nei consultori della provincia, dove ci sono cinque ginecologhe, di cui quattro sono non obiettrici.

A Senigallia c’è un solo specialista che pratica l’Ivg, mentre nel consultorio ci sono due ginecologhe, una obiettrice e una no. A Fermo e Macerata la situazione è la stessa. Nell’ospedale di Jesi il 100% dei ginecologi sono obiettori, motivo per cui periodicamente vi si reca un medico di un’altra struttura ospedaliera per effettuare le Ivg.

La situazione dei consultori

Secondo il rapporto della Regione Marche del 2023 (quello precedente risale al 2016), sul territorio ci sono 66 consultori mentre nel 2016 erano 71. In media sono aperti 11 ore alla settimana e il 38% è aperto solamente uno o due giorni alla settimana.

Di questi 66, solamente 26 rilasciano il certificato per l’Ivg, ovvero un documento in cui si attesta che la donna si trova in stato di gravidanza, richiede di accedere alla procedura medica e attesta l’avvenuto colloquio con il ginecologo della struttura. La certificazione può essere rilasciata dal consultorio, dal medico di base o da quello di fiducia. Nelle Marche, il 65,4% dei certificati viene rilasciato dai consultori, contro il 42,8% del dato nazionale.

La presenza delle associazioni cattoliche

Tra i consultori privati ci sono 10 strutture che fanno parte della Federazione Marche dei consultori cattolici. Nel consultorio di Pesaro in via Nanterre opera il Centro di aiuto alla vita (Cav), che fa riferimento all’Arcidiocesi della città. Sul sito di Obiezione respinta, dov’è presente una mappa che segnala i luoghi dove si fa ostruzione alla legge 194, è indicata questa struttura.

Nel segnalino si legge una testimonianza di una utente del 2018: “Mi reco al consultorio per richiedere informazioni circa l’aborto ma dopo avermi chiesto la data dell’ultima mestruazione mi fissano l’appuntamento per il colloquio all’11esima settimana e al mio sgomento circa la vicinanza col termine massimo per abortire ricevo come risposta “Noi confidiamo che lei possa cambiare idea e tenere il bambino””.

La referente del Cav di Pesaro, Daniela Renganeschi, ha ribattuto: “Mi sembra pretestuoso, nel consultorio di Pesaro le richieste d’interruzione di gravidanza viaggiano velocemente. Noi non facciamo pressioni”. Anzi, secondo Renganeschi: “L’Ivg è tutelata ma non lo è la scelta di portare avanti la gravidanza”.

Le scelte della Regione Marche

Dai documenti richiesti con accessi agli atti dalla consigliera regionale Pd Manuela Bora che il Ducato ha potuto vedere, un’altra associazione cristiana opera con una convenzione in un consultorio pubblico: si tratta della struttura di Porto Recanati, dove Famiglia Nuova lavora dal 2008 grazie a una convezione con l’Azienda sanitaria territoriale di Macerata. Altre carte ottenute dalla consigliera Bora, mostrano che la Regione Marche nel 2021 ha finanziato per 63mila euro la Federazione consultori marchigiani di ispirazione cristiana Regione Marche.

Fuori dai giochi invece un altro consultorio privato di Ascoli Piceno, appartenente all’Associazione italiana per l’educazione demografica (Aied), che dal 1981 aveva una convezione con l’ospedale locale. Nel 2022 la giunta di Francesco Acquaroli ha deciso di interromperla.

Tiziana Antonucci, presidente dell’Aied, spiega: “Ufficialmente la convenzione poteva essere interrotta in qualsiasi momento nel caso in cui l’ospedale di Ascoli Piceno si fosse dotato di personale medico non obiettore e quindi avrebbe potuto garantire l’attuazione della legge 194 (oggi nel presidio ascolano il 50% dei medici in reparto è non obiettore, ndr). Ma dagli anni Ottanta al 2022 ci sono stati tanti primari non obiettori ad Ascoli e la convenzione non era mai stata toccata. Ufficiosamente si tratta di una questione politica”, conclude Antonucci.

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