di CRISTINA R.CIRRI e RAFFAELE DI GAETANI
URBINO – Percorrendo in macchina la via Flaminia, nel paese di Cagli, ci sono molte case. Una di queste ha qualcosa di diverso dalle altre. Non dal punto di vista estetico, ma perché all’interno c’è un pezzo di storia della provincia. Uno degli ultimi testimoni ancora in vita della lotta contro il nazifascismo. Elvio Alessandri, 93 anni, aspetta davanti al camino. Quando aveva 13 anni svolgeva il ruolo di staffetta partigiana seguendo l’ideale di suo padre Imbriano, partigiano anche lui. Elvio quando parla di quel periodo si emoziona. Mentre si tocca le mani in modo nervoso i suoi occhi si bagnano di lacrime e in quelle gocce c’è il riflesso di una fase della sua vita in cui il suono degli spari si mischiava alla paura della morte.
Le irruzioni
Durante tutto il fascismo prima e il nazifascismo poi, le famiglie che si ribellavano al regime avevano una vita complicata. A suo padre era stata tolta la licenza da caccia e commerciale. Non poteva addirittura partecipare alle feste da ballo. A casa loro una volta al mese arrivavano i fascisti dall’Emilia Romagna a fare dei controlli. Elvio racconta cosa succedeva quando i fascisti entravano in casa: “Buttavano fuori dalla finestra quello che trovavano”.
Elvio ricorda un episodio particolare: “Mio nonno aveva invitato a pranzo la mia famiglia. Poi i fascisti hanno bussato alla porta. Mio nonno era preoccupato che mio padre potesse rivoltarsi contro di loro e mi disse di mettermi davanti a lui. Io avevo 8-9 anni, non di più. Quando sono entrati mi mise le mani sulle spalle così. E vedeva quello che facevano. A un certo punto dalla tensione mi stringeva talmente forte che ho dovuto dirgli di allentare. Quando sono andati via, lui voleva uscire. Mio nonno glielo impedì e poi ci disse: ‘Ciò che rompono si può ricomprare, la vita invece no'”.
Sopravvissuto
I racconti di Elvio sono precisi e dettagliati, dai suoi occhi si intuisce il dolore per tutto ciò che ha vissuto. Una data che ha segnato la sua vita è quella del 25 marzo 1945, quando si trovava insieme a un gruppo di partigiani a Cagli. Quella mattina, era l’alba, Elvio ha rischiato di morire: “Mi chiama il comandante e mi dice di dare il cambio alla guardia”. Elvio decide di sedersi dentro la trincea che i partigiani avevano scavato per proteggersi. È seduto quando all’improvviso arriva forte e deciso un colpo di mortaio: “Esplose accanto a me però non mi prese. La fortuna fu che mi trovavo dentro la trincea e quindi fui solo ricoperto dalla terra. In quel momento ho dato l’allarme con il lanciarazzi. Ma in realtà la bomba aveva già allertato tutti”.
Il dolore
Dai racconti di Elvio la figura del padre Imbriano è sfrontata. Coraggiosa. Quella di chi morirebbe per seguire le sue idee. Un uomo con un forte senso di libertà. E sarà proprio a causa di questo che morirà, racconta Elvio: “Un giorno mio padre, insieme agli altri partigiani, decise di fare irruzione nella caserma di Cagli. Li scoprirono. Decisero di tornare indietro, ma nella fuga mio padre fu colpito alla testa e morì all’istante”. Elvio ricorda il momento in cui ricevette la notizia: “Ho saputo subito che papà era morto perché mi hanno detto che c’era un cappello simile a un berretto. Era così unico nel suo genere che appena l’ho visto non ho avuto dubbi che fosse di mio padre”.
Dopo tanti anni
Elvio racconta i pericoli che correva chi faceva qualcosa che era contrario alla linea del regime: “Ho rischiato la vita diverse volte perché ho contribuito a salvare una famiglia di ebrei. Io gli portavo da mangiare tre volte alla settimana. Quando non potevo portarglielo di giorno perché c’erano i fascisti in piazza, mio padre mi diceva di andarci al coprifuoco. Io portavo sempre del pane così se mi avessero fermato avrei potuto dire che ero appena andato a comprare il cibo. Quanti chilometri ha fatto quel pane”.
Con la voce rotta dall’emozione Elvio spiega che la soddisfazione per aver aiutato quelle persone è arrivata dopo diversi anni: “Quella famiglia è tornata a Cagli e mi ha cercato. Per ringraziarmi mi hanno dato 350 mila lire e un anello con un brillante. È stata una cosa meravigliosa”.