La carica del calcio a 11 del Cus Urbino tra campionati universitari e sorrisi accoglienti

Di MARTINA TOMAT

URBINO – Una divisa che unisce, gialla e blu. È quella della squadra di calcio a 11 del Cus Urbino. A indossarla sono una ventina di studenti delle facoltà più disparate. Provengono da tutta Italia e giocano tra i dilettanti in categorie diverse, qualcuno nemmeno è tesserato con alcuna società, ma in campo ogni differenza si annulla e amalgama. A contare sono il gusto di stare insieme e un pizzico di agonismo, più abbondante quando alla porta bussano i campionati universitari. E questo è proprio quel momento. Dopo un 2-2 “sogni” al centro del match di andata di qualificazione giocato in casa del Siena, il 9 aprile, alle 15, c’è lo spareggio di ritorno allo stadio Montefeltro di Urbino: in palio l’accesso alle finali nazionali universitarie di Ancona, a fine maggio. 

Nel segno dell’entusiasmo

“Il livello dei campionati è alto e stimolante. I calciatori professionisti non possono partecipare ma qualche Cus ha in rosa dilettanti che giocano nelle categorie più alte, cioè fino alla serie D”, spiega al Ducato il responsabile della squadra, Marco Becilli. Un cammino in salita che non frena l’entusiasmo della squadra: “All’andata ci hanno rimontati nell’ultimo quarto d’ora, quindi c’è grinta e voglia di riscatto. Sento i ragazzi che parlottano tra loro e dicono ‘dobbiamo passare, forza, non possiamo non farlo’, è bello sentirli così carichi. Un entusiasmo trascinante, eppure la squadra di quest’anno è nata da poco: volantinaggio e sponsorizzazione social a novembre, poi da febbraio il via agli allenamenti, almeno una volta a settimana.

AAA c’è ancora tempo per iscriversi

Ma il gruppo non è ancora chiuso: chi volesse aggiungersi è ancora in tempo, anzi, le nuove adesioni sono ben accette: “Accogliamo chiunque, tra gli universitari nati tra il 1997 e il 2007, voglia unirsi, c’è solo bisogno di fare la nostra tessera – continua Becilli -, ci sono poi delle selezioni perché possono partecipare solo in 20 giocatori per partita ma anche gli altri fanno parte del gruppo e, con incoraggiamenti e tifo, danno forza alla squadra. Tutti sono importanti”. Anche perché il Cus tra i suoi scopi ha sempre avuto l’inclusività e il far nascere nuove amicizie: “Questo gruppo ha subito legato, i ragazzi si trovano anche per aperitivi e per passare del tempo insieme, è una bella soddisfazione”.

Alcuni di loro giocano al Cus da più anni e non vogliono staccarsi dal gruppo, perfino quando in campo non ci possono scendere.  È il caso di Salvatore Giorgio e Jacopo Franciosa: “Salvatore per un fallo non può giocare le prime due giornate, ma sta aiutando come preparatore atletico – continua sorridendo il responsabile della squadra-, Jacopo invece si è fatto male l’anno scorso, è stato operato al ginocchio e ora è in fase di riabilitazione, ma anche lui aiuta il nostro allenatore Matteo Magi “.

Più Cus per tutti

Proprio l’infortunio di Jacopo ha contribuito a cementare il gruppo: “Gli siamo stati vicini, ci ha aiutato per assurdo ad essere più uniti”, spiega il capitano Davide Boem, in squadra dall’anno scorso, marcatore insieme a Francesco Della Mura nel primo match di quest’anno e molto felice del valore aggiunto umano, prima che sportivo, regalato dal Cus: “La scorsa stagione è stata bellissima, soprattutto la trasferta a Campobasso proprio in occasione dei campionati nazionali universitari: ci ha fatto crescere”.

Un’esperienza che però Davide vorrebbe poter condividere con più ragazzi: “Tanti nemmeno sanno dell’esistenza della nostra squadra, ci vorrebbe un po’ più comunicazione da parte dell’Università, è un peccato che qualcuno, che sarebbe felice di giocare, non possa farlo perché non lo sa. Potrebbe essere utile ad attirare qualcuno anche dare qualche credito formativo universitario (Cfu) ai partecipanti. In tanti per esempio devono rinunciare ad allenamenti e partite per via degli esami. Più siamo, più ricambio c’è e meglio è”. Il Cus ha spazio e bisogno di tutti. 

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