di ANNALISA GODI e CHIARA RICCIOLINI
URBINO – Gli alberi la nascondono alla vista fino all’ultimo momento. Poi il degrado ti esplode davanti agli occhi: a 12 chilometri dal centro di Urbino, al confine con il comune di Petriano, la frazione di Ponte Armellina tradisce 15 anni di promesse elettorali ed è un insulto alle bellezze rinascimentali della città ducale.
Qui i turisti che visitano la capitale del Montefeltro non giungono mai. Ma, dai tempi del Covid, non sono più tornate neppure le maestranze che dovevano ristrutturare le case in stato di abbandono e le vie dissestate.
Degrado e abbandono a Urbino due
Quando si arriva tra le schiere di case, le ‘stecche’, si vede che in due di queste erano iniziati alcuni lavori, che non sono mai stati portati a termine.

“Sono così dalla pandemia. Prima ci lavoravano ogni tanto, poi hanno smesso” ci raccontano alcuni residenti di Ponte Armellina. Non ci sono ponteggi né cancelli che impediscano l’accesso. Al piano terra di una casa su due piani, peluche, vestiti stracciati, calcinacci e un fortissimo odore di urina. Al piano superiore, dove i lavori erano iniziati, pavimenti smontati e muri rotti per fare passare i fili elettrici. Fuori dall’abitazione, non c’è alcun cartello che indichi la presenza di un cantiere, l’inizio dei lavori o la loro fine.
Sulle pareti, sia dentro che fuori, i graffiti “Urbino 2 La zone”, con un riferimento, nella cultura francofona di molti residenti, alle banlieues parigine. I giovani di Ponte Armellina hanno fatto propria una definizione, “Urbino due”, a lungo ritenuta offensiva. Ma altrove sui muri c’è scritto anche “ghetto” e, accanto a “U2”, slogan politici come “Free Palestine”.

“Noi sosteniamo la causa palestinese”, commenta Salah, un ragazzo di 22 anni che abita qui. “Se gli arabi si unissero non avrebbero bisogno né dell’America né della Russia, hanno tutte le risorse necessarie”, afferma.
“Ponte Armellina è una zona degradata da sempre”, ammette Lucia Ciampi, assessora alle politiche sociali con la prima amministrazione Gambini, dal 2014 al 2015. A lei si devono numerose iniziative rivolte ai residenti di Urbino due. “Prima e dopo di me c’è stato disinteresse per questo posto”, aggiunge l’ex amministratrice.
“Le persone erano tante, ci abitava anche qualcuno con problemi, ma questo non giustifica nulla. C’è stato un disinteresse generale della politica, di tutti i colori”, continua Ciampi. Il motivo? Per l’ex assessora si tratta “di mancanza di capacità di gestione, piuttosto che di motivi razziali”.
“Quando ero in carica, mi ero messa in testa di cambiare la situazione e qualcosa si stava muovendo, avevamo iniziato a collaborare con i rappresentanti della comunità, volevo coinvolgere anche donne e bambini in un centro ricreativo”, racconta Ciampi.
I residenti di Ponte Armellina
Incontriamo Mustafa, un residente di Ponte Armellina che va di fretta: ha una visita medica. Mentre ci accompagna a cercare qualcun altro con cui parlare, ci racconta: “Qui ci trattano come animali: non vedo l’ora di andarmene. Chi è appena arrivato in Italia viene qui e fa casino”.
Mustafa si trova a Ponte Armellina da tre anni, da quando è arrivato in Italia dal Marocco – molti qui sono di origine maghrebina. Al dito ha una fede, ma la sua famiglia non c’è: lui sta cercando un altro posto dove abitare a Urbino.
È mattina: in giro non c’è nessuno, Mustafa ci invita a tornare più tardi, nel pomeriggio, così da poter parlare anche con altre persone, “Sapete, è tempo di Ramadan, la sera si cucina”.
Nel tardo pomeriggio tra le case c’è più via vai: bambini giocano nel parchetto in fondo alla strada, dove hanno da poco messo qualche gioco e qualche panchina, e inaugurato un campo da calcio. Sono le uniche infrastrutture recenti visibili. I più piccoli sono tenuti per mano dai nonni, che li accompagnano fino all’altalena e poi li spingono.

Incontriamo Abdul, un uomo di mezza età: ha grandi occhi verdi, il cappuccio sulla testa e le ciabatte ai piedi. “Vivo in 30 metri quadri e pago 300 euro di affitto al mese”, ci racconta. Ha tenuto il gesso a una mano per 32 giorni, l’ha tolto da poco. Per questo non ha potuto lavorare. “Dall’inizio del mese di Ramadan (il 28 febbraio scorso, ndr) ho lavorato tre giorni”.
Abdul fa qualche lavoretto qua e là come muratore, è divorziato e sua figlia vive con l’ex moglie, sente la solitudine di un posto come Ponte Armellina.
“Se hai bisogno di aiuto, qui non puoi rivolgerti a nessuno”, racconta Abdul.
I ragazzi e il senso di comunità
Salah sta facendo due passi, è arrivato a Ponte Armellina all’età di 7 anni. Ora lavora come corriere. “Non passo molto tempo qui, sono spesso fuori per lavoro” ci dice. “Sono andato via presto, ho fatto la prima stagione estiva in un ristorante a 14 anni, poi a 16 anni ho fatto il caposala in un hotel prestigioso di Venezia”, racconta orgoglioso.
Gli chiediamo se possiamo vedere casa sua. Telefona a sua madre che gli dice di no: è troppo indaffarata a cucinare per la cena di Ramadan. Forse non ci tiene a fare vedere in che condizioni vivono. “Alcune case dentro hanno la muffa, altre no, dipende da come le tratti”, riferisce Salah.
Lui sta bene a Urbino due, non desidera andare via e nemmeno che i suoi genitori se ne vadano: “Se me ne vado, non trovo un altro posto come questo: se sei in difficoltà e bussi a qualsiasi porta trovi aiuto”.

Salah è amico di Muhamed e Osama sin dall’infanzia. Mentre parliamo con Salah, i due ragazzi arrivano in auto e si fermano a salutare il loro amico. Muhamed frequenta la scuola per parrucchieri di Rimini e nel tempo libero taglia i capelli gratis ai residenti di Ponte Armellina. Dopo l’infanzia a Urbino due, si è trasferito a Gallo di Petriano. Osama è uno studente di ingegneria meccanica, fa l’università alla Politecnica delle Marche.
“Noi qui abbiamo vissuto esperienze che chi vive a Gallo non ha fatto, abbiamo creato un senso di comunità”, racconta Osama. “Se hai la possibilità di andare a vivere in un altro posto, migliore, fai le tue valutazioni, sapendo che non troverai le persone che ci sono qui”, aggiunge.
“Durante il Covid qui potevamo fare cose impensabili altrove: in quattro o cinque andavamo a fumare e a giocare a carte nella casa abbandonata, dove facevano i lavori”, racconta Salah. “Una casa più bella non fa la felicità, nemmeno i soldi. Basta essere in un posto in cui sei felice, dove sei tranquillo e non hai pensieri o problemi mentali”, afferma Salah.
Fuori da alcune case ci sono serbatoi di Gpl, recintati con una rete da giardino. Altre hanno materiale edilizio, che si mischia a fili con panni stesi. Un dettaglio colpisce il nostro occhio: un piccolo cartello arancione con scritto “vendesi” appeso sopra la finestra di una casa.
Nel sottoscala di una delle ‘stecche’ ci sono tanti piccoli banchi impilati l’uno sull’altro e una lavagna con scritte in arabo. Nella moschea di Urbino due si insegna l’arabo e il corano tutte le domeniche mattina ai bambini dai cinque anni in su. Sono circa 60 a frequentare la scuola: vengono non solo da Ponte Armellina ma anche da Trasanni, Gallo di Petriano e Urbino.

Gli interventi della politica
Abdelmalek Hadraoui, detto Abdul, ha rappresentato per anni la comunità di Ponte Armellina. Alle scorse elezioni amministrative si è candidato con la lista civica ‘Liberi per cambiare’ a sostegno della candidatura a sindaco di Maurizio Gambini. È stato eletto, però ha dovuto rinunciare al suo seggio: “L’incarico di consigliere comunale era incompatibile con la mia pensione di invalidità”, afferma Hadraoui. “Alle ultime elezioni i residenti di Ponte Armellina hanno votato perché mi ero candidato”, continua Hadraoui.
“Ci hanno fatto il campo da calcio poco prima delle elezioni”, riferisce Salah. E Osama aggiunge: “Lo hanno fatto per renderci un po’ felici e poi dimenticarci”.
Raggiungiamo al telefono il sindaco Maurizio Gambini e gli chiediamo della situazione a Ponte Armellina: “So che l’Ente regionale per l’abitazione pubblica (Erap) doveva assegnare i lavori, ma non l’ha mai fatto”, ci dice.
Abbiamo chiamato Erap e chiesto di parlare con il responsabile di Pesaro e Urbino. Erap ci ha detto che saremmo state ricontattate da un dirigente, al momento della pubblicazione non abbiamo avuto ulteriori contatti.